La rivoluzione di genere parte dal linguaggio

quadro di donnePESCARA - 8 marzo, senza accendere polemiche sulla giornata di festa, è un giorno per ricordare che i diritti delle donne sono ancora lontani. Ma per cambiare qualcosa bisogna iniziare dal linguaggio, dare dignità alle donne cominciando dalla forza ineguagliabile della parola. Bisogna cominciare a dire la ministra, la presidente, la Cancelliera. La rivoluzione di genere riconoscendo alla donna il ruolo che le spetta nella società. E' stata proprio la presidente della Camera, Laura Boldrini, in un convegno a Montecitorio intitolato "Non Siamo Così. Donne, parole e immagini" a rafforzare questo concetto. Al centro dell'iniziativa appunto il linguaggio di genere e la rappresentazione del femminile. "Credo che se la funzione è svolta da una donna necessariamente diventa la ministra". "Il linguaggio è importante perché deve riconoscere la donna nel suo percorso negli anni. Bisogna declinare al femminile questi incarichi. Non è vero che è cacofonico, anzi è corretto grammaticamente farlo". Accanto alla presidente Boldrini ci sono le vicepresidenti dei parlamenti francese e spagnolo. "E' interessante vedere che abbiamo delle cose in comune, ma forse noi dovremmo accelerare un po' il nostro percorso". I termini al femminile dovrebbero entrare a pieno titolo nel linguaggio amministrativo, e poi nell'uso corrente. Su questo il governo vara un gruppo di studio ad hoc, come spiega Giovanna Martelli, consigliera del governo per le Pari opportunità: "Questa è la sfida che abbiamo voluto cogliere creando un gruppo di studio sul linguaggio di genere che sarà coordinato dalla presidenza del Consiglio dei Ministri".

La strada dei diritti però è ancora in salita. Il governo italiano si è dimenticato di aver ratificato la Convenzione di Istanbul del 1° agosto 2014 in cui si rendeva obbligatoria l'applicazione dei principi e delle normative contenuti in quel testo. Un giorno storico in  cui si sanciva fin dal primo articolo il dovere di contribuire ad "eliminare ogni forma di discriminazione contro le donne per promuovere la concreta parità tra i sessi...". Son trascorsi vent’anni dalla conferenza di Pechino sui diritti delle donne che poneva obiettivi precisi non ancora centrati centrati. Abbiamo compiuto passi avanti sulle nuove tecnologie e nella scienza ma sul tema della discriminazione di genere si è sempre in bilico. Il 9 marzo a New York si parlerà proprio degli impegni presi nel 1995 dagli Stati. Tra questi ci sono il controllo della propria salute riproduttiva, l’inclusione nel mercato del lavoro, la prevenzione della violenza di genere. L'Italia sarà negli Usa con argomenti come la disoccupazione femminile ferma al 46% e la violenza che subiscono un terzo delle italiane (dati Istat). La crisi economica che ha colpito l'Unione europea ha allontanato ancora di più certi obiettivi. In Italia sono stati spesso dimenticati priorità e traguardi da raggiungere: la carenza di un sistema di raccolta, analisi e diffusione di statistiche di genere; l’elevato livello di povertà femminile; l’insufficiente difesa della salute e dei diritti sessuali e riproduttivi; il basso tasso di occupazione delle donne; la questione della violenza maschile sulle donne; il rapporto donne e media; il riconoscimento delle problematiche ambientali collegate alle donne e alle loro esperienze e saperi.

Al.Port.

FacebookTwitterGoogleFeed

seguilciclismo

Multithumb found errors on this page:

There was a problem loading image http://www.ilmeteo.it/cartine3/0.ABR.png
Meteo Abruzzo

La ricetta della settimana

Dolce vita

Seguilanotizia utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza sul sito. Continuando la navigazione autorizzi l'uso dei cookie.