Il vino e la sua musa: Stefania Bosco si racconta

stefania bosco 2PESCARA - Determinazione, umiltà e lungimiranza sono le qualità di Stefania Bosco, imprenditrice pescarese, alla guida insieme a suo fratello Nestore di una delle aziende vinicole più antiche d’Abruzzo, conosciuta in tutto il mondo. Una storia ultracentenaria quella della Cantina Bosco nata nel 1897 con l'attività del capostipite Giovanni e successivamente di suo figlio Nestore, con le prime uve coltivate sui colli di Pescara. Oggi a distanza di 116 anni, l'azienda è guidata ancora da un Giovanni, che con l'appoggio dei figli Nestore e Stefania è riuscito a realizzare nell'entroterra pescarese la tenuta di Nocciano con circa 60 ettari di vigneti e la splendida cantina dove, tra le grandi botti di rovere, barrique e tunnel di affinamento, riposa e matura il gioiello di famiglia: il Montepulciano d'Abruzzo Bosco. Sposata con Alessandro Cilli, titolare dell’enoteca Il ritrovo di Pan in via Cavour a Pescara e madre di Giuliana, Stefania Bosco trascorre gran parte del suo tempo all’interno dell’azienda di famiglia a Nocciano, lavora intensamente per portare avanti un nome consolidato nella storia del vino diffuso.

Come vive il suo ruolo di imprenditrice all’interno di una famiglia così legata alle tradizioni?

“Il mio bisnonno Giovanni iniziò con un vigneto a Colle Innamorati, attuale sede dell’azienda. La storia della nostra famiglia si perde nella notte dei tempi, io e mio fratello siamo la quarta generazione. La famiglia Bosco ha tramandato la sua tradizione di padre in figlio e anche i nomi dei nostri nonni si sono ripetuti nel tempo e c’è una curiosa coincidenza che riguarda mio fratello Nestore: si doveva chiamare appunto come il nonno e che è nato il 26 febbraio, giorno di San Nestore. Mio padre decise, prima della mia nascita, che la sua secondogenita doveva essere femmina e fare la ragioniera in azienda e così è stato. Fin da piccola è stato facile appassionarmi al mio lavoro, è molto stimolante, anche se abbiamo delle responsabilità dettate dalla genealogia che impongono una linea da seguire, sempre migliorata per i tempi diversi che viviamo. La nostra è una famiglia patriarcale, mio padre ha quattro sorelle, ma io sono l’unica donna entrata appieno a lavorare nell’azienda e ne vado orgogliosa”.

stefania e nestore boscoQuale ruolo riveste nell’azienda?

“Curo personalmente l’amministrazione, l'immagine aziendale, il marketing e le pubbliche relazioni e faccio parte de Le Donne del Vino dal 2003, un’associazione che in Abruzzo conta 17 socie tra sommelier giornaliste, imprenditrici e produttrici di vino. I primi tempi in azienda mi chiedevano dove fosse il titolare scambiandomi per la segretaria, ma non mi sono mai scoraggiata. Lavoro tutto il giorno con nove dipendenti, oltre ai miei familiari. Abbiamo sessanta ettari di terreno nel quale raccogliamo anche l‘ulivo. Le mie colleghe mi dicono affettuosamente che sono la memoria storica della famiglia rispetto anche alla raccolta”.

Che tipo di raccolta effettuate?

“Oggi abbiamo sistemi innovativi su una collina di trenta ettari a 450 metri sul livello del mare a Civitaquana, fronte mare e spalle la Maiella e il Gran Sasso, con filari sistemati esclusivamente per la raccolta meccanica, non tanto per la manodopera, ma per i tempi. In contemporanea infatti raccogliamo in cinque tenute diverse ed è sempre un periodo denso di preoccupazioni, una pioggia può compromettere definitivamente il raccolto. Questo è stato un mese terribile e questa annata è stata particolare per le piogge abbondanti”.

Quale rapporto esiste tra il vino che producete e il territorio?

“Per la famiglia Bosco far conoscere ed esportare il proprio vino significa soprattutto promuovere il territorio. Ogni anno 650 mila bottiglie viaggiano per il mondo con riscontri di pregio. I nostri numeri sono in crescita con una produzione volta per l’80% all’export, in cui il ruolo primario appartiene al Montepulciano con il 70% nelle varie tipologie, dal più giovane al più invecchiato. Tra i vitigni a bacca rossa abbiamo le linee del Montepulciano, Cabernet Sauvignon e Sangiovese. Sui bianchi ha prevalso l’estrosità della famiglia grazie ai nuovi vigneti impiantati, oltre al Trebbiano, la produzione della Bosco spazia dallo Chardonnay al Moscato dalla Passerina al Pecorino fino alla Malvasia abruzzese. Da oltre 47 anni siamo presenti sul mercato degli Stati Uniti, in Venezuela grazie agli italiani all’estero e in Canada. Abbiamo negli Usa importatori diretti. Uno dei principali stati è la Florida dove facciamo grossi numeri. La riserva di Montepulciano, sempre morbido, con quattro anni di invecchiamento è quella che va per la maggiore”.

Qual è il prodotto della Bosco che riscuote più successo sul mercato nazionale?

“Le linee delle botti grandi di tradizione italiana e la barrique in botte piccola di 2,25 quintali di cultura francese e californiana. In Italia va avanti la barrique con l’etichetta disegnata da Cascella, amico di mio padre Giovanni e ispirata al dio goliardico Pan, decantato anche da D’Annunzio. La prima annata della linea Pan risale al ’97 accompagnata anche dal bianco chardonnay che ha preso per cinque annate di seguito tre ori e due argenti in una competizione internazionale in Francia, Chardonnay du Monde, vini che lasciano il segno. Premiato anche in Spagna, attualmente il Pan ha preso una Medaglia d’oro in giuria in Canada, Cinque Grappoli, Due bicchieri e Tre stelle del Veronelli. Riconoscimenti che ripagano i sacrifici e creano una vetrina prestigiosa in campo internazionale all’azienda, fornendo indicazioni precise per il consumatore finale il quale non sempre conosce cosa beve. Per questo noi della Bosco, anche nelle varie rassegne di Cantine Aperte, diffondiamo la cultura del vino”.

stefania boscoE poche settimane fa ha vinto anche il Premio Mangifesta come imprenditrice dell’anno.

“Sono stata felice di aver ricevuto il Premio dedicato alla memoria di Jenny Mangifesta, storica imprenditrice pescarese, scomparsa pochi mesi fa. Suo marito, organizzatore di Pescara Abruzzo Wine, ha pensato a me come imprenditrice perché gli ricordavo la figura della moglie. E’ un premio che ho accettato con affetto”.

Quanto è importante prendere parte alle fiere internazionali?

“Per noi oggi è necessario partecipare alle fiere nei vari Paesi del mondo: dal Vinitaly ad altre internazionali come quelle di Bordeaux, la Fiera di Bucarest fino ai mercati asiatici con la Fiera di Shanghai. Lo scopo principale è quello di promuovere i prodotti e incontrare i nostri importatori”.

Il vino italiano gode di ottima salute?

“Lo stato di salute dei nostri vini è buono, i numeri parlano di un momento molto favorevole con un più nove di esportazione e noi stiamo cavalcando l’onda. Il vino italiano è al primo posto come numero di produzione, ma come fatturato il popolo transalpino mantiene il primato, perché riesce ad imporsi con vini di qualità sul mercato a prezzi superiori. Gi italiani però hanno la mentalità del vino della famiglia, con prezzi da cantina sociale e purtroppo bevono ancora vini venduti in brik”.

Oggi tutti vogliono fare gli chef, ma quanto conta l’accostamento dei vini sulla tavola?

“Si guarda tantissimo al piatto, alla guarnizione e all’associare i gusti tra una portata e l’altra, ma nell’accostamento del vino non c’è ancora la stessa accortezza. Fare lo chef oggi sta diventando una moda, ma l’abbinamento dei vini rispetto ai piatti non è curata e non ci si può improvvisare. La mentalità quindi va cambiata e gli chef non possono pensare solo alla cucina tralasciando i vini che esaltano invece il palato. I sommelier viaggiano per la loro strada e gli chef fanno lo stesso, però non c’è unione tra le due categorie se non quello economico”.

Per essere un’imprenditrice di successo che qualità bisogna avere?

“Oggi essere imprenditrici non è facile, ma io credo che a prescindere dall’aspetto fisico la donna abbia delle marce in più date dal carattere, dalla voglia di fare, dal senso estetico e dalla caparbietà. Le donne hanno maggiori risorse grazie anche all’umiltà e al saper aspettare i tempi giusti, curando a volte la regia alle spalle degli uomini, ma con la consapevolezza di sapere benissimo chi è che alla fine muove i fili”.

Alessandra Portinari

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