Mammarella e Romano, l'Abruzzo in evidenza agli Europei di calcio a 5

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calcio a 5 mammarellaPESCARA - All'Europeo di calcio a 5 l'Italia brilla anche grazie a due abruzzesi, Stefano Mammarella, portiere azzurro in forza all'Acqua & Sapone Emmegross e Sergio Romano, universale del Pescara. Dopo il deludente esordio contro la Slovenia (sconfitta di 3-2) il team di Roberto Menichelli ha avuto una immediata reazione nella gara di domenica scorsa contro l'Azebairgian, vinta 7-0, un risultato che ha regalato all'Italia il primo posto nel girone ed il passaporto per i quarti dì finale. A segnare la prima rete degli azzurri è stato proprio Romano dopo 1'30" di gioco. Il sesto gol, in un confronto che ha visto il netto sopravvento della nostra nazionale, è stato siglato da Mammarella direttamente dalla sua porta. Un regalo che l'estremo difensore azzurro ha voluto farsi nel giorno del suo trentesimo compleanno, festeggiato proprio in campo ad Anversa. E' felice l'estremo difensore teatino,circondato dai familiari che sono volati in Belgio per soffiare le candeline con lui: "Dedico il gol a tutta la mia famiglia, venuta qui per festeggiare i miei trenta anni" sorride l'atleta che confessa di sentirsi sollevato dopo il ritrovato successo: "Ci siamo liberati di un grandissimo peso, contro la Slovenia è stato come non scendere in campo,mentre contro l'Azebairgian eravamo noi, una squadra davvero forte". Sull'ottima prova personale di domenica, Mammarella risponde:" Quanto alla parate,non so che dire, non me ne accorgo. Il gol che ho realizzato compensa l'imperfezione della gara precedente, ora ho pareggiato i conti". Sergio Romano commenta il suon sigillo e la prova di squadra: “Siamo entrati in campo sapendo di non potet sbagliare, il mio gol è stato molto importante perché ha sbloccato il risultato. Volevo solo mettere il pallone al centro ma è stata una bella sensazione vederlo entrare in porta. Dedico la rete a tutti quelli che mi sono stati vicino durante il mio infortunio: familiari, amici, lo staff della nazionale è stato un anno difficile per me ma ora sono qua.A livello di squadra,abbiamo disputato la classica partita perfetta”. Domani sera il big match Italia-Croazia ad eliminazione diretta: "Sarà una nuova importante prova-conclude Romano - siamo già perfettamente concentrati su di essa".

Mila Cantagallo

Un pescarese in serie A: Eusebio Di Francesco, allenatore-rivelazione con il Sassuolo

Di FrancescoPESCARA - L’approdo in serie A di Eusebio Di Francesco ha forse addolcito ai tifosi del Delfino la pillola amara della retrocessione dell’undici biancoazzurro nella cadetteria. Il Pescara abbandona la massima vetrina del football nazionale, ma c’è un pescarese che conquista meritatamente spazio nel calcio che conta. E che pescarese Di Francesco…! Nato 45 anni fa nella città di D’Annunzio che è rimasta sempre la sua dimora anche quando, dopo il battesimo calcistico nell’Ursus, una brillante carriera da centrocampista lo ha portato a Empoli, Piacenza, Ancona, Perugia , Roma e perfino in nazionale. Felice di tornarci anche a lavorare come direttore tecnico del settore giovanile del Pescara nel 2009 o come allenatore della prima squadra nel 2010 in sostituzione dell’esonerato Cuccureddu, portando i biancoazzurri alla promozione in serie B. Da due giorni l’Italia del pallone parla di lui, neo tecnico di serie A, che ha condotto per mano il Sassuolo nella massima categoria contro tutti i pronostici. 42 giornate trascorse in testa alla classifica, di cui 38 in solitudine, nonostante un organico allestito all’insegna del risparmio dopo la delusione provata dal patron Squinzi davanti alla sconfitta contro la Sampdoria nella contestata semifinale play-off dell’anno scorso. Schivo, testardo ed equilibrato, Eusebio Di Francesco è tornato in serie A da vincitore, riscattando l’esonero dalla panchina del Lecce nel dicembre 2011, quando lasciò un organico non all’altezza della categoria nelle mani di Serse Cosmi che non poté comunque evitare la retrocessione. Sabato scorso al Braglia, lo abbiamo visto saltare e lanciarsi in una corsa sfrenata, con i pugni stretti in segno di vittoria dopo il gol di Missiroli al 97’ contro il Livorno. Gesti liberatori, rari per la consueta aplomb del tecnico abruzzese, che nella gara finale con i toscani si è finalmente appropriato di quanto che un rallentamento della squadra a fine campionato aveva messo a rischio. Raggiante per la promozione, il tecnico del Sassuolo ha raccontato ironicamente le sofferenze nel raggiungimento del traguardo. Subito dopo, il Di Francesco uomo ha preso il posto dell’impassibile allenatore. . Per Eusebio Di Francesco arriva ora anche il prestigioso premio Football Leader, riconoscimento speciale, assegnato in collaborazione con l’Assoallenatori per la vittoria del torneo di serie B. La manifestazione si terrà ad Amalfi tra il 27 e il 29 maggio prossimi. Il futuro del tecnico ha i colori neroverdi del Sassuolo dove Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, proprietario della Mapei e presidente della società che ha vissuto la sua prima storica promozione in A, ha definito Di Francesco “Un punto fermo del Sassuolo del futuro”. Chissà se in una delle prossime stagioni, la strada dell’allenatore abruzzese e quella del Pescara si ricongiungeranno. In attesa che i fantasiosi destini del pallone facciano il loro corso, c’è da scommettere che l’amato Eusebio farà ritorno presto sugli spalti dello Stadio Adriatico Giovanni Cornacchia ad assistere, da spettatore, alle performances di suo figlio Federico, 17enne esterno destro d’attacco, una delle poche sorprese positive riservate dal Pescara edizione 2012-2013. E la saga dei Di Francesco continua…

Mila Cantagallo

Mammarella, portiere mondiale da record

mammarellaPer due anni consecutivi miglior portiere del mondo. Stefano Mammarella ha fatto il bis: dopo aver vinto nel 2011, il numero 1 del Montesilvano ha trionfato nell’edizione 2012 del prestigioso Trofeo, l’equivalente del  "Pallone d’Oro" nel calcio. L’estremo difensore ha sbaragliato i nove colleghi candidati insieme a lui, tra essi il portiere del Pescara Calcio a 5 classificatosi nono. Una giuria di allenatori e giornalisti internazionali ha votato Mammarella, che difende anche i pali della nazionale italiana, attribuendogli 208 punti, ben 67 in più del secondo classificato Thiago, brasiliano. Non sono passate inosservate le parate di Mammarella ai recenti Europei e Mondiali di calcio a 5 nei quali gli azzurri hanno conquistato il bronzo. Nel palmares del giocatore teatino, anche un Guanto d’Oro vinto proprio in Thailandia durante i Mondiali. Stefano Mammarella commenta il nuovo successo.

Cosa si prova ad essere , per il secondo anno di fila, il miglior portiere del mondo?

"Una emozione immensa, lo è già stata quando ho vinto questo premio l’anno scorso, ma ripetermi a distanza di così poco tempo è davvero incredibile".

Quale il segreto di tanta bravura tra i pali?

"Non so, potrei dire l’umiltà. Mi alleno sempre con dedizione e tanta semplicità, considerandomi un portiere qualsiasi, né mi vanto di ciò che ho fatto finora".

Ringraziamenti e dediche di rito?

"La dedica è per la mia famiglia, mia moglie Emanuela e mio figlio Mattia. Mi sono sempre vicini e sono la mia forza, anche quando le trasferte mi portano lontano e non posso essere con loro. Lasciarli per un mese e mezzo per andare a disputare i Mondiali non è stato facile. Un ringraziamento speciale è per il mio amico Francesco Scordella, secondo portiere del Montesilvano e mio preparatore, che mi permette di allenarmi benissimo ogni giorno. Senza di lui non sarei arrivato a questo punto".

Ivo Jukic, portiere del Pescara Calcio a 5, era in lizza con te e si è classificato nono.

"Bravo, è un atleta giovane e non è da tutti essere candidato agli Agla Futsal Awards, indipendentemente dal posto finale. I miei complimenti".

Il prossimo obiettivo di Stefano Mammarella?

"La Coppa Italia con il Montesilvano, ora ci concentriamo su questo. A dire il vero, mi piacerebbe anche lo scudetto, ma è molto più impegnativo".

Malagò e quel gesto dell'ombrello all'Avvocato

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113606288-90d57387-97a9-4427-a450-40bf47d6039dROMA. Romanista, rubacuori, impegnato in prima persona nello sport (ha praticato il calcio a 5, dirige il Circolo Aniene), Giovanni Malagò un po’ a sorpresa è diventato il capo dello sport italico. Al primo scrutinio per la presidenza del Coni ha incamerato 40 voti (ne servivano 39) per prendere il posto di Gianni Petrucci. Due giorni fa, nell’ultim cena con i grandi elettori, lo srafavorito Lello Pagnozzi sedeva con 40 grandi lettori, Malagò ne aveva attorno solo 15. In una notte si è ribaltato tutto. Malagò è stato aiutato nella sua scalata al vertice del governo dello sport sarebbe stato aiutato da Mario Pescante e Gianni Letta. IL calcio, che Malagò avrebbe visto volentieri fuori dalla giunta Coni, è rientrato per il rotto della cuffia. E dire che per la Roma stravede al punto da rinunciare a un gestaccio nientemeno che a Gianni Agnelli. Sfida al Comunale di Torino fra la Juve e la Roma di Niels Liedholm, non una Rometta, dunque. Malagò è in tribuna vip insieme a un gruppo di giovani tifosi giallorossi. L’anedotto lo ricorda Enrico Vanzina che già aveva vissuto l’anno prima l’esperienza con l’Avvocato. Erano atterrati con l’elicottero che li aveva portati dalla villa in collina, poi una Fiat di grossa cilindrata per entrare sulla pista (solo poche centinaia di metri) e quindi la tribuna appena in temop per assistere al fischio d’inizio. L’anno dopo il copione è stato quasi lo stesso, mancava l’elicottero ma le auto si erano motiplicate perché il gruppo era alquanto numeroso. Tutti giovani rampolli del bel mondo capitolino, che prima dell’inizio del match viene aprostofato dallo stesso Malagò: “Mi raccomando, comunque vada, aplomb inglese”. La juve nel primo tempo andò in vantaggio per la gioia dell’Avvocato, solo che nella ripresa un lancio ben calibrato di Di Bartolomei, permise a Pruzzo di pareggiare con un colpo di testa ben assestato. Il pareggio galvanizza la torcida dei vip giallorossi, si alzano all’unisono e si girano facendo il gesto dell’ombrello all’Avvoccato. Non fu preso bene quel pareggio dal patron bianconero. Sotto la tribuna centrale non c’erano più le auto ad attendere, finirono anche in sette sui taxi per raggiungere la villa in collina. Nessuno li attendeva, tutto buio e i cani a ringhiare, si materializzò solo una mano che getto sèrezzantemente le chiavi delle auto. Quel pareggio aveva rovinato il pomeriggio dell’Avvocato. E poi quel gestaccio…

Gaetano D'Agostino

dagostino pescara"Avevo bisogno di una piazza calda".

Presentato questo pomeriggio al centro sportivo Vestina di Montesilvano, il neo centrocampista del Pescara Gaetano D'Agostino, prelevato in prestito dal Siena. Il 31enne giocatore siciliano è apparso entusiasta della nuova destinazione: "Sono molto motivato e voglioso di fare bene. Avevo bisogno di altri stimoli sia miei che della squadra. Noi giocatori viviamo sull'entusiasmo e quella di Pescara per me è una grande occasione. A Siena ultimamente le cose non stavano andando benissimo, anche se con Iachini avevo ricominciato a giocare. Prima non lo facevo, ma non per problemi tecnici". "Ora - ha spiegato il neo biancazzurro - avevo bisogno di una piazza calda con un tifo caldo. Pescara è stata la società che più di altre mi ha cercato. Se ho preso un po' più di tempo, mi scuso, ma era solo perché dovevo sistemare delle cose col Siena. Ero disposto a venire anche a titolo definitivo, ma in questi quattro mesi farò il massimo, anche in chiave futura per una eventuale conferma. Quando ho saputo di Pescara, non ho avuto dubbi. L'opzione Pescara mi ha subito convinto e se fosse dipeso solo da me sarei arrivato anche il 1 gennaio".

Il primo a parlargli di Pescara fu Giovanni Galeone ai tempi dell'Udinese: Lui era diventato grande grazie anche al Pescara e viceversa. A Udine lui mi parlò tantissime volte di Pescara e dell'entusiasmo dei tifosi e della piazza". Sulla sua nuova squadra, D'Agostino, che ha scelto la maglia numero 70, ha detto: "Dobbiamo salvarci. Ho visto la gara col Torino, e anche nella sconfitta la squadra non ha perso però la sua identità. Ho visto poi una grande curva, e questa era un'altra cosa che un po' mi mancava. Il Pescara ha le carte in regola per farcela".

Atleta di Cristo come il suo compagno di squadra Abbruscato e come Legrottaglie, D'Agostino spiega perché "a un certo punto avevo perso un po' la strada, avevo perso un po' di equilibrio. Ci ha pensato Dio a farmi tornare in sella. Tramite Nicola (ndr Legrottaglie) ho conosciuto Gesù. Sono un figlio di Dio, anche se Atleta di Cristo è una etichetta che spiega poco".

Nella sua lunga carriera il suo nome è stato accostato anche a grandi squadre, tra cui anche alla Juve: rimpianti? "Assolutamente no. Se non sono andato in una grande squadra ci sarà anche un motivo. Nel migliore anno di Udine, quando feci undici gol si parlò con insistenza di un interessamento della Juventus e del Real Madrid, ma se non è successo vorrà dire che forse non c'erano le condizioni perché ciò accadesse. A Udine ho trascorso i quattro anni più belli della mia carriera. Non mi pento di nulla. Anche le stagioni di Firenze e Roma sono state importanti".

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